Xilografia

La parola xilografia deriva dal greco xilon (legno) e grafo (scrivo, incido). Questa tecnica è il più antico procedimento di stampa, utilizzata in Estremo Oriente fin dal IV secolo d.c. e approdata in Europa, soprattutto in Germania, verso la fine del XIV secolo. Nel Quattrocento e Cinquecento viene anche adottata per la illustrazione dei libri.
La xilografia utilizza come matrice una tavoletta di legno (soprattutto di alberi da frutto: melo, pero, ciliegio o altri di maggior durezza: bosso, sicomoro, corniolo). Tagliando un tronco d’albero in senso trasversale (perpendicolarmente alla vena) si ottengono delle tavolette dette di legno di testa. Se le tavolette sono invece ricavate tagliando il tronco nel senso della lunghezza (longitudinalmente alla vena) sono dette di legno di filo. Le tavolette di legno di filo sono più morbide da lavorare ma i segni che l’artista incide sono spesso condizionati dall’andamento della vena del legno; le tavolette di legno di testa sono più compatte ma permettono segni più sottili e più precisi.


La tavoletta viene incisa con diversi strumenti: sgorbie, scalpelli e lame che asportano il legno superfluo eliminando le parti della tavoletta che dovranno restare bianche all’atto della stampa.
La stampa si ottiene in tre passaggi:
- si inchiostra la matrice (la tavoletta) per mezzo di un rullo con un inchiostro consistente e poco fluido
- si pone un foglio di carta dalla superficie liscia e levigata sulla matrice inchiostrata
- si esercita una pressione sul foglio perpendicolarmente alla matrice con un torchio tipografico o a mano

Ad essere impresse sul foglio risulteranno così le parti in rilievo. Naturalmente l’immagine stampata apparirà speculare rispetto all’ originale scavato nella matrice.
La xilografia è una tecnica che non permette di modulare il chiaroscuro, ma solamente i bianchi e i neri.
Alcuni artisti contemporanei utilizzano tavolette di linoleum o di plexiglas al posto delle classiche tavolette di legno.