Litografia

particolare di un'opera di Marc Chagall

La parola litografia deriva dal greco lithos (pietra) e grafo (scrivo, incido). Questa tecnica è stata inventata nel 1788, a Monaco, da Aloys Senefelder e si è diffusa in tutta Europa nei primi decenni dell’Ottocento.
La matrice per la litografia può essere una lastra di pietra calcarea oppure, in tempi più recenti e per motivi di praticità, una lastra di zinco granito. L’artista disegna direttamente sulla lastra con matite o pastelli grassi oppure direttamente con pennini e pennelli intinti in un inchiostro grasso.

La lastra viene poi sottoposta ad un trattamento chimico che fissa l’immagine. La tecnica della stampa litografica si basa sulla naturale repulsione tra i corpi grassi e l’acqua: il preparato usato nella fase di fissaggio del disegno è una soluzione di gomma arabica e acido nitrico che ha lo scopo di facilitare l’assorbimento dell’acqua nelle parti non disegnate, parti che grazie alla presenza dell’acqua “rifiuteranno” l’inchiostro da stampa, oleoso e quindi idrorepellente.
La stampa è detta piana perché la matrice non ha rilievi, e in effetti la litografia viene impropriamente considerata un’incisione.
Per eseguire la stampa, si inumidisce l’intera superficie della lastra con una spugna imbevuta d’acqua, che penetra nella grana della pietra e che viene respinta dalle parti grasse disegnate. Si inchiostra quindi con un rullo e l’inchiostro si fissa solo sul disegno, mentre viene respinto dalle zone inumidite.
Il foglio di carta viene collocato direttamente sulla matrice inchiostrata e collocata sul carrello del torchio litografico. Il carrello viene fatto scorrere sotto la pressione di un coltello di legno duro su cui è montata una guarnizione di cuoio: il coltello preme la pietra contro il foglio che raccoglie l’inchiostro trattenuto dalle parti grasse della matrice.

L’uso di più matrici litografiche sovrapposte permette di ottenere stampe a colori.