Scritti sparsi di un gallerista

Massimo Premoli in un disegno di Bruno Beccaro

Alcuni amici mi consigliano di non continuare l’attività della Galleria ricordandomi i miei scarsi risultati economici, poi aggiungono “certo, se lo fai per hobby …”.
Secondo Fabio Genovesi “… non si dovrebbe mai usare la parola hobby. Che deriva da hobby-horse, e cioè il cavalluccio a dondolo: un trastullo da bambini, un passatempo per bambocci annoiati.” Ma l’arte non è un hobby, l’arte è una passione, e le passioni non servono a passare il tempo, servono a dargli un senso.
(aprile 2013)

La sede londinese di Christie’s ha battuto il 20 marzo 2013 l’acquatinta e puntasecca “Giovane donna sulla spiaggia”, realizzata nel 1896 da Edvard Munch, per 2.133.875 sterline, oltre quattro volte la stima iniziale e nuovo record per una grafica dell’artista norvegese.

Il record dell’incisione di Munch certifica la crescita del settore della grafica incisa: opere pensate dagli artisti con quella che potrebbe essere definita “democratizzazione della bellezza”, prodotte in un numero limitato di esemplari, più accessibili in termini di costo, ma altrettanto esemplificative della loro poetica.
Purtroppo, mentre all’estero la grafica può contare su un mercato rilevante, in Italia sembra solo ora ritagliarsi uno spazio.
(marzo 2013)

La dittatura dell’ignoranza
“è una dinamica sudditanza diffusa, inalata quasi senza avvedersene minuto dopo minuto, una sorta di aria dell’aria confusamente composta da comunicazioni di massa, sfrenato bombardamento pubblicitario, istituzione permanente della spettacolarità, progressiva sostituzione del linguaggio con le immagini, sottovalutazione del pensare o ragionare, dipendenza da stereotipi, scollamento dalle ricerche della cultura e dell’arte, dominio del denaro e del potere, netta benché spesso mascherata divisione tra chi ha, e quindi è, e chi non ha, e quindi non è”.
Giancarlo Majorino – poeta

Nell’agosto del 1961 Piero Manzoni espose per la prima volta la sua opera “merda d’artista”. Scatolette di conserva, simili a quelle dei prodotti da supermercato, con etichette in quattro lingue che specificano: “Contenuto netto gr 30 – conservata al naturale – prodotta ed inscatolata nel maggio 1961″.
L’artista scrisse: “se (i collezionisti) vogliono dall’artista qualcosa di intimo, qualcosa di realmente personale, ecco la merda d’artista, qualcosa di realmente suo”. Le 90 scatolette “prodotte” furono messe in vendita a 21.000 lire (700 lire al grammo, quotazione dell’oro all’epoca).
Nel 2012, mentre l’oro è quotato almeno 40 euro al grammo, in giugno da Christie’s a Londra una delle scatolette è stata pagata 129.000 euro (4.300 euro al grammo): quella che Manzoni aveva ideato come una provocazione si sta rivelando un investimento economico.
Certo deve essere una bella soddisfazione poter esporre in casa propria una scatoletta di “merda d’artista” anziché una gouache di Joan Miro, un disegno di Giorgio de Chirico, un dipinto di Massimo Campigli, … ognuna di queste opere acquistabile con la stessa cifra.
(settembre 2012)

L’artista Frank Stella, in una intervista rilasciata ad Alessandra Farkas (“la Lettura”, 27 maggio 2012), ha dichiarato che nell’Italia dove sono nati i suoi quattro nonni si sente rifiutato.”Purtroppo è il Paese europeo dove sono meno conosciuto. Non faccio mostre in Italia, lì è difficile, e poi nessuno li compra i miei quadri”. Come Alex Katz, anche lui pensa che gli italiani preferiscano investire su un paio di costosissimi occhiali o di scarpe, piuttosto che in quadri e sculture. “Il risultato è che, dal dopoguerra ad oggi, ben poca arte è uscita dall’Italia, soprattutto se pensiamo alla Germania, la Francia e l’Inghilterra. L’Italia oggi è un Paese senza una vera scena artistica”.
Se Stella e Katz fossero passati da Biella avrebbero aggiunto, agli occhiali e alle scarpe, anche le automobili.
(luglio 2012)

Su “la Lettura” (supplemento domenicale del “Corriere della Sera”) del 19/02/12 un interessante scritto di Nathan Jurgenson tratta di Claude Lorrain, famoso pittore di paesaggi del XVII secolo, e delle sue vedute dell’Italia centrale che erano considerate più belle dei paesaggi stessi. I suoi quadri erano così popolari da dare vita a un turismo che spingeva i ricchi europei a recarsi in campagna alla ricerca di paesaggi che ne ricordassero i quadri. Per riprodurre l’effetto “pittoresco”, questi turisti portavano con sé uno strumento detto “specchio Claude” e, voltando le spalle al panorama, guardavano la realtà riflessa nello specchio così da vedervi un paesaggio simile a quello riprodotto nei quadri di Lorrain, “ancor più bello del reale”. Jurgenson prosegue puntualizzando che lo specchio Claude è un gadget tecnologico ormai dimenticato, ma è una metafora perfetta del moderno utente di Internet: le spalle voltate al mondo e gli occhi fissi sullo schermo del PC. Come i turisti del XVII secolo si allontanavano dal paesaggio per vederlo riflesso in un’immagine abbellita, l’uomo di oggi si perde nello schermo luminoso del pittoresco digitale dove tutto è alterato per sembrare più bello, più interessante, più attraente, e si trova a “voltare le spalle alla realtà per vederla in una versione mediata, riflessa, e un po’ più perfetta”.
Noi non avremmo saputo fare un’analisi così dotta del mondo di oggi, ma sicuramente ci accorgiamo della tangibilità di quanto scritto da Jurgenson: nel mese di marzo 2012 il sito della Galleria Sant’Angelo ha avuto 5823 visitatori “virtuali”, ma i visitatori “reali” che hanno varcato la soglia della galleria sono stati molto pochi, nonostante la mostra allestita fosse di altissimo livello.
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, vorremmo segnalarvi che al di là dello schermo del vostro PC c’è un mondo che aspetta solo di essere vissuto.
(aprile 2012)

La Galleria Sant’Angelo ha completato il programma espositivo della stagione 2008 / 2009.
E’ stato un anno difficile: belle mostre ignorate dal pubblico e i pochi visitatori pronti a ripagare il nostro lavoro con molti complimenti e pochi euro.
Nel romanzo “La stanza chiusa” di Paul Auster, il protagonista riflette: “Una volta ho conosciuto un barbone che parlava come un attore shakespeariano: un rottame di mezza età, alcolizzato, con la faccia coperta di croste e vestito di stracci, che dormiva per strada e continuava a chiedermi l’elemosina. Eppure un tempo aveva posseduto una galleria d’arte in Madison Avenue.
Speriamo non sia il nostro destino.
(luglio 2009)