Roberto Ramella

Roberto Ramella – Celebremus
30 maggio – 5 luglio 2009

La mostra dedicata al fotografo biellese Roberto Ramella è composta da 40 immagini in bianco e nero scattate negli ultimi tre anni in varie località d’Europa e di Israele. Le fotografie riguardano momenti, volti e particolari in cui l’uomo vive un mistero che lo trascende. Tutte le opere sono state realizzate con pellicola 24×36 mm e stampate a mano dall’autore su carta baritata.
Le opere esposte sono raccolte nel volume Celebremus, con prefazione di mons. Loris Francesco Capovilla,  che sarà presentato in occasione della mostra.

Scorrendo le foto di questa raccolta si percepisce che l’autore è animato da un profondo senso del divino. A mio giudizio Roberto Ramella ha la capacità di cogliere in ogni immagine aspetti “spirituali” che generalmente sfuggono all’occhio distratto di un comune osservatore. Ritengo riduttivo definire queste foto come “belle”. Infatti, la tradizione ebraica, pur non ignorando gli aspetti estetici del creato, è piuttosto orientata alla ricerca di ciò che è “buono”. E la ricerca del buono, del profondo, di ciò che veramente è importante, traspare da ogni singolo fotogramma. Pertanto, più che dalla bellezza di ogni singola opera dell’ingegno di Roberto Ramella, l’osservatore è colpito dal fascino esercitato dai soggetti, dagli scorci, dai giochi di luce e ombre, tutti elementi attraverso i quali si percepisce l’ansia della ricerca, le impercettibili sottolineature, la cura del dettaglio. L’osservatore è così sollecitato a “scoprire” il messaggio che l’autore vuole trasmettere. Si tratta pertanto di un materiale ricco di spunti di riflessione che l’autore ci offre coniugando il “terreno” con lo “spirituale”. Un prodotto che nasce dal cuore; e una massima ebraica sostiene che “quanto esce dal cuore penetra nel cuore”.
Luciano Meir Caro, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara

Guardando il tuo album di fotografie mi è parso di ascoltare – visibilizzata – una sinfonia di luce, una musica ora dispiegata e sonora, ora tutta raccolta e appena accennata. Si effonde, questa musica, nell’atmosfera, umbratile e luminosa del sacro, della celebrazione e della contemplazione; mai per puro svago, sempre per un viaggio interiore verso il mistero delle persone e delle cose. Ecco, direi che le tue fotografie non fanno spettacolo, non fanno battere le mani: mettono invece in silenzio, in religioso ascolto della voce di Dio ovunque presente. Accanto ad ogni immagine si potrebbe mettere una preghiera, una poesia, brevi parole solo per suggerire all’anima di chi le guarda il segreto per una ineffabile esperienza del Dio-Amore che abbraccia l’universo da Lui creato.
Anna Maria Canopi, Abbadessa della Abbazia Benedettina dell’Isola San Giulio

con il patrocinio di




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